utopie della partecipazione

Mentre si avvicina la data del workshop su Social media e politica (9 maggio a Pesaro), si aggiunge alle riflessioni e ai progetti già citati il nuovo libro di Carlo Formenti, Cybersoviet. Utopie postdemocratiche e nuovi media. In uscita in questi giorni. Potete leggere l’introduzione qui, in cui Formenti tra l’altro scrive:

Ecco perché la terza parte è interamente dedicata a un excursus storico che mette a confronto i grandi esperimenti di democrazia diretta che hanno scandito la marcia del movimento operaio (dai soviet russi ai movimenti degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso) con le nuove forme di partecipazione democratica rese possibili dalle tecnologie di rete. Un confronto che non poteva non estendersi alle interpretazioni “ideologiche” che sono state date degli eventi storici in questione; il che comporta, fra le altre cose, sciogliere gli equivoci che nascono quando si ignorano le differenze di valori e di linguaggio fra la tradizione della sinistra europea e quella della sinistra americana (prescindendo dalla quale si rischia di non afferrare il significato delle culture politiche di rete, che hanno tutte la propria culla negli Stati Uniti). Tenuto conto di quanto appena detto, non è difficile capire perché l’interrogativo che ho enunciato poco sopra abbia assunto di fatto la seguente forma: in che misura le istanze individualiste e libertarie, tipiche della tradizione americana, possono essere fatte proprie dalla sinistra europea, senza che ciò provochi uno slittamento verso esiti liberal-liberisti?

Il confronto/differenza tra l’esperienza italiana e quella nord-americana è d’obbligo, come è emerso anche dalla riflessione di Alberto Marinelli, ascoltata a un seminario all’Università del Salento, a Lecce, venerdì scorso. Ne parleremo, sicuramente, necessariamente, il prossimo 9 maggio a Pesaro.

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