Media di massa dal basso

(questo contributo è scritto in collaborazione con Roberta Bartoletti

Il titolo di questo post può apparire contraddittorio ma credo che in realtà riassuma bene quanto emerso durante la conversazioni di Massimo Russo e Roberta Bartoletti su come cambia il rapporto fra media mainstream e media non mainstream.

Dei 4 momenti di dibattito, questo è stato sicuramente quello che ha suscitato nei blogger presenti in sala il maggior interesse forse proprio per via del diverso punto di vista (quello di un giornalista professionista) che Massimo Russo rappresenta.

La presentazione parla in qualche modo da sola e credo sia giusto partire da questa per questo resoconto.

Quando i media mainstream cercano di abbracciare le logiche della conversazioni dal basso distribuendo i propri contenuti attraverso i nuovi canali e sui nuovi dispositivi, appaiono quasi sempre in difficoltà. Seconda Massimo esistono almeno due ordini di ragioni. La prima riguarda il rapporto con gli operatori (sopratutto in relazione alla telefonia mobile), il secondo è la così detta dittatura dell’algoritmo di Google. Nel primo caso gli operatori richiedono per l’uso dei propri canali una compartecipazione ai profitti che rende spesso elevato il costo delle offerte dei produttori di contenuti tradizionali. Nel secondo caso, quando i media mainstream decidono di usare il “canale Internet pubblico”, devono sottostare alle logiche di Google che, come ha detto Massimo, cambiano anche sostanzialmente e senza preavviso da un giorno all’altro incidendo in modo drammatico qui profitti pubblicitari.

L’algortimo che Google utilizza per generare la classifica dei siti che corrispondono ad una certa parola chiave (Page Rank) è soggetto a continui piccoli aggiustamenti e spesso Google si avvale anche di utenti per individuare siti che cercano di aumentare il loro rank in modo artificioso. Per tutti questi motivi questa classifica è fuori dal controllo dei media di massa tradizionali.

Entrambi questi punti hanno suscitato dibattito nella SkypeChat e nei commenti su Twitter (1, 2, 3).

[20/04/2007 12.19.42] Luca Rossi scrive: Russo ha accennato al problema della trasparenza di Google…
[20/04/2007 12.20.29] .LucaConti.it scrive: gli operatori non bloccano gli editori, semmai gli bloccano l’entrata diretta (numeri premium, sms), ma questo è il futuro? con il wifi sul cellulare pagheremo un sms di repubblica 30 cent per 160 caratteri? ne dubito…

Infine le tre domande di Massimo (via i media-mondo)

– Dove sarà il potere mainstream sul web? – si veda la non neutralità degli algoritmi usati dai motori di ricerca
– Come sopravviverà nell’era digitale il giornalismo di qualità? Google grid, micro content alla Twitter e poi?
– Quali prospettive del grassroots all'”amatriciana”?

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5 Responses to Media di massa dal basso

  1. bernardo parrella ha detto:

    sbagliero’ — visto che vivo online e offline per lo piu’ nei giri statunitensi e come mi dice qualcuno, “i punti di vista tra chi vive in Italia e chi sta a SF sono davvero molto molto diversi…” — pero’ l’approccio di cui sopra e’ quantomeno off target in quest’ambito “dal basso”; si parla di mainstream e potere, canali distributivi e google grid, ovvero di dinamcihe “dall’alto”, lasciando per ultima la domanda sul futuro di certo grassroots nostrano

    di certo la distinzione media mainstream e non mainstream e’ artificiale, obsoleta, inutile, pur ammesso (e non concesso) che forse avesse senso qualche anno fa; ancor piu’ “fuffa” mi sembra tutta questa preoccupazione sul “potere mainstream sul web”, anzi senza peli sulla lingua: ma chisse ne … di ‘sto potere mainstream! potremmo occuparci di altro qui, dal basso?

    di giornalismo di qualita’, misto il con il citizen journalism, abbondano gli esempi, a partire da esperimenti con i fiochhi e controfiocchi tipo ohmynews e zero assignment, lo UGC auemnta e diventa piu’ elevato in generale, mentre sono proprio i giri mainstream a mostrare la corda, com’e’ giusto che sia

    pensiamo alla base, piuttosto, a come creare informazione dal basso e veicolarla liberamente, non a ‘sto mainstream che e’ in agonia, e che se vuole sopravvivere deve smetterla di essere tale e integrarsi col resto per creare, tutt’insime, un fluso unico e conintuo di informazione, comunicazione scambio, senza alcuna differenziazione artificosa e artificiale

  2. […] Come cambia il rapporto fra media mainstream e media non mainstream […]

  3. Roberta Bartoletti ha detto:

    Come d’accordo con Fabio, aggiungo qualche nota al resoconto sulla mia conversazione con Massimo Russo.
    Innanzitutto abbiamo gradito l’audacia con cui, da giornalista/blogger, ha trattato criticamente alcuni temi su quella che ha chiamato l’era digitale, e che rischiano di tradursi in slogan semplificatori (movimentando un po’ anche la sala).
    Tra gli aspetti indicati da Massimo ricordo In particolare 1, l’ambivalenza tra disintermediazione e nuove forme di reintermediazione, 2. l’individuazione di una forma di potere mainstream anche nella stessa rete, 3. il rischio che la disgregazione dei contenuti (via mash-up e rss feeder) porti a una perdita del contesto e dell’unità del racconto in cui ogni informazione singola ha senso (aspetto quest’ultimo, a cui personalmente sono molto sensibile).
    Questa audacia nello sfatare (o nell’affrontare in modo impertinente) alcuni temi caldi della rete non è fine a se stessa, ma è la premessa per un auspicio e una proposta.
    Partendo dal presupposto che il giornalismo professionale sia una risorsa di democrazia per una comunità, e che la rete offra sfide e opportunità allo stesso giornalismo professionale, Massimo arriva ad auspicare una via possibile di mescolamento tra media di massa e forme mediali caratteristiche del web2.0. Chiude infatti la sua riflessione con una specie di breve vademecum per i giornalisti professionisti che vogliono tentare questa strada, sullo sfondo di un altrettanto auspicato empowerment generalizzato del pubblico degli utenti/produttori di contenuti. Alcune esperienze di qualità già ci sono, Massimo ne cita alcune nella sua presentazione e potete ritrovarle. La sua riflessione avrebbe quindi potuto chiamarsi: come potrebbe e dovrebbe cambiare il rapporto tra media di massa e non di massa. Io ci conterei.

  4. […] L’argomento è stato trattato anche al seminario “Conversazioni dal Basso” con una conversazione tra Roberta Bartoletti e Massimo Russo. Un resoconto lo potete trovare qui […]

  5. […] conversazioni dal basso, che ruotano intorno all’idea di pertinenza, di cui ho parlato qui e qui. La logica dominante della blogosfera, della visibilità e dell’esposizione estensiva alla […]

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