Meglio tardi che mai

Quando cerco di spiegare come cambia il rapporto fra aziende e consumatori ai tempi delle conversazioni dal basso cito sempre il caso dell’azienda Kryptonite e dei suoi lucchetti “super sicuri”.

Oggi grazie alla segnalazione di MiraLosWallabies posso aggiungere un nuovo capitolo alla storia.

Kryptonite apre un blog aziendale e come dice uno dei commenti al primo post: “Yay! Better late — very, very, very late — than never. :>)”

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3 Responses to Meglio tardi che mai

  1. Emanuela Conti ha detto:

    Il caso Kryptonite insegna che la capacità di ascoltare e di sviluppare relazioni con i consumatori grazie al web è essenziale per evitare o limitare gli effetti di eventuali errori in capo all’azienda, con ricadute anche pesanti in termini di immagine e di profitti. L’altro vantaggio della Rete è quello di moltiplicare o aumentare le “opportunità” di crescita. Comunicare “tardi è meglio che mai”, ma non basta, occorre comunicare bene. Le aziende più lungimiranti, quelle che hanno già iniziato a sfruttare le potenzialità delle nuove vie di comunicazione, hanno capito che la comunicazione deve essere aperta e trasparente poiché se il consumatore si accorge di una comunicazione posticcia, non sincera si allontana. A tal proposito la blogosfera indice il premio come miglior Flog, parola che ne riassume altre due fake e blog. In sostanza il premio individua quei blog nutriti in modo finto dagli utenti e realizzati dagli uffici marketing delle aziende. La competizione organizzata da consumerist ha visto nel 2006 il trionfo del finto blog dedicato alla Play Station della Sony, chiuso immediatamente per non danneggiare l’immagine dell’azienda che si è scusata con i lettori. Tra i primi Flog c’è anche quello di McDonald.

  2. FG ha detto:

    Si Emanuela concordo pienamente. Grazie inoltre per aver segnalato i Flog che mi hanno fatto venire un’idea per il Festival dei Blog.

  3. stefano ha detto:

    D’accordo, un anno fa (?) fu smascherato il difetto del celebre lucchetto antifurto. Grazie al corpo plastico di un pennarello, per giunta.
    Ma – come sempre più frequentemente vedo accadere – non si fa un passo (che dico: “un passo”?), nemmeno un microscopico movimento verso la comprensione fenomenologica dell’evento. Lungi dal disvelare chissà quali poteri dela massa vociante nei blog ancorché unificata-sommata-aggregata, l’unica lezione fornita dall’aneddoto del lucchetto mi sembra quella dell’inutile ma faticosamente praticata tutela della proprietà privata.
    Troppo, forse, per chi si gingilla quotidianamente con il silicio, in ogni sua forma derivata. E buona ipercomunicazione a tutti, of course…

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