Segnalo questo interessante post di Davide Bennato che, usando alcuni strumenti di monitoraggio dei mezzi di comunicazione di massa e delle conversazioni dal basso, mostra lo scarto fra la rilevanza che il fenomeno ha avuto in rete rispetto a quella ottenuta nel mondo dell’informazione tradizionale.
Per alcuni è il giorno di entrambi, e per altri semplicemente un’occasione per stare a casa da scuola o dal lavoro.
Passando magari in una piazza in cui un comico tiene il suo show.
Quello di Grillo è il blog più popolato, visitato, discusso della Rete italiana.
Il motivo del suo successo è dovuto sostanzialmente a due fattori:
Da voce alle chiacchiere da bar secondo cui “tanto in Italia va tutto male, è tutto un magna magna”, argomentando tali lamentele, facendo emergere le magagne della casta.
E’ un comico e sa intrattenere il pubblico.
Non è un profeta sceso in terra a diffondere il verbo dei piani alti; moltissimi sanno le stesse cose che dice lui, che però le guarnisce con un linguaggio volgare (del volgo, popolare) canalizzando l’attenzione dei suoi adepti.
Ci sono dei ma.
Quello di Grillo non è un blog.
I blog vengono dal basso e Beppe Grillo non è dal basso.
La peculiarità dei blog sta nell’instaurare una conversazione, e i post dell’artista genovese sono dei monologhi.
I commenti ci sono e sono tanti, ma l’autore non risponde mai.
Il meccanismo di feedback è il nucleo di un blog, e qui non esiste.
Non c’è co-creazione di nulla.
Gli utenti stanno a guardare, rispondendo a valanga ad ogni suo starnuto.
Etchù: 1500 commenti.
Però noi di CdB siamo per la meritocrazia e a Grillo va riconosciuto il fatto di aver reso pubblica e nota la parola blog in Italia.
Grazie alle sue vicende i media mainstream si sono accorti che qualcosa sta succedendo, e che nei circuiti underground dei media non mainstream c’è fermento.
E voglia di fare.
Cosa, lo vedremo insieme il 9 Maggio.
Osservare come blog e social media cambiano la politica è interessante per diversi motivi.
Innanzitutto questi strumenti permettono un’analisi più approfondita e in generale una circolazione maggiore (per quantità e per diffusione) di informazioni.
Il cittadino monitorante ha maggior controllo su quello che accade e può farsi un’idea più complessa che non guardando un breve servizio di telegiornale piuttosto che un approfondimento in seconda serata.
C’è l’aspetto partecipativo, che vede gli utenti entrare nella conversazione per dire la propria e per condividere i contenuti creati.
Pensiamo ai blog e alla democraticizzazione della comunicazione che portano.
Ci sono i candidati che entrano nella conversazione e parlano con gli elettori.
Ci sono i candidati che mettono a disposizione i propri contenuti per permettere agli elettori di giocare con essi e crearne di nuovi.
Gli elettori giocano e il consenso aumenta.
I blogger parlano di politica ed è un fenomeno interessante.
Capita che quello di cui parlano i blogger venga notato dai media mainstream e che qualche testa salti. Ed è un fenomeno molto interessante.
Osservare il cambiamento significa quindi guardare a come muta il panorama politico grazie all’intervento degli elettori.
Il caso Lott è emblematico.
Sintetizzando ciò che potete leggere qui, il senatore americano Trent Lott in un’occasione si lasciò andare in commenti razzisti.
I media di massa non ne parlarono. I blogger si e costrinsero i media di massa a farlo.
Trent Lott fu costretto a dimettersi, diventando il “primo scalpo” scotennato dalla Rete.
Il monopolio televisivo è per la prima volta messo in discussione.
Qualcosa sta cambiando e il 9 Maggio cercheremo di capire come.
Davvero molto interessante l’esperienza di The Observer. Si tratta come spiega bene Luca in questo post, di uno spazio online dedicato dal canale all news francesce France 24 alle elezioni presidenziali.
Suppongo che anche di esperienze come queste parleremo il 20 aprile.