(post scritto in collaborazione con Giovanni Boccia Artieri)
Questo è il primo di una serie di quattro post che riassumono le conclusioni del workshop seminariale “Conversazioni dal Basso” tenutosi a Pesaro il 20 Aprile 2007.
Il primo post è dedicato alla conversazione fra Giuseppe Granieri e Giovanni Boccia Artieri sul tema “Forme e contenuti delle Conversazioni dal Basso”.
Giuseppe ha tenuto una dotta relazione nella quale ha cercato di mostrare quanto rapidi e radicali siano i cambiamenti nella nostra società sopratutto negli ultimi anni partendo da questa immagine esemplificativa.
In sala circa la metà dei presenti ha dichiarato di avere un blog e molto più della metà ha alzato la mano quando è stato chiesto se ritenessero di vivere un momento di passaggio radicale.
Alcuni temi trattati per descrivere i tratta essenziali di questo passaggio sono, come racconta GBA nel suo post:
- l’importanza dei media di massa nel percorso evolutivo della società moderna nel costruire i concetti di fiducia e qualità, concetti che oggi cambiano nel mutamento di scenario;
- il senso fuorviante della parola “dal basso” se ragioniamo all’interno di Internet e la necessità di trovare nuove categorie interpretative;
- il concetto di qualità che nasce e prende forma nella società di massa muta nella rete e diventa “pertinenza” – connettendo la qualità alla fruizione e ai bisogni individuali.
Sulla distinzione alto/basso alcune considerazioni inetressanti sono emerse nella Skype Chat (via Appunti di FG on Next Media and Society):
L’idea di qualità non è più legata unicamente alle selezioni che vengono fatte da esperti di diversa natura per un pubblico generalista (anche se esperto di un determinato ambito) ma si legano alla pertinenza dell’informazione in un dato spazio/tempo, cioè alla relazione fra fruizione e contenuto stesso. In pratica è l’utente a definire cosa è rilevante per lui in quel momento. Cambia, di conseguenza, la forma della selezione: a fronte del moltiplicarsi delle fonti informative sul web entra in campo la fiducia e la reputazione come metodologia di selezione possibile. Ciascuno di noi, di fatto, è un mediatore e stabilisce cosa è credibile in rete.
C’è poi la necessità da parte dei media di massa di fare incontrare domanda e offerta che subisce mutazioni profonde oggi (come riassume pandemia):
Pensiamo come si incontra domanda e offerta nei grandi media. Nòva, preso ad esempio, raggiunge il suo lettore sparando nel mucchio. Chi finisce per leggere un articolo su Nòva deve: alzarsi, uscire, andare in edicola, comprare Il Sole, aprire Nova, essere attratto da un titolo, trovare il tempo di leggere l’articolo. L’articolo poi ha vita breve perché già il giorno dopo si inseriscono nuove variabili, ammesso che qualcuno abbia segnalato il pezzo: alzarsi, andare in bibblioteca, commuovere la signorina dell’emeroteca, trovare Il Sole 24 Ore, prendere Nova e leggere l’articolo.
La discussione viene portata essenzialmente su due elementi chiave della relazioe di Granieri:
- la distinzione media mainstream/media-non mainstream
- l’esistenza di una “consistenza” “dal basso” del web
La sintesi della discussione la possiamo trovare in queste due citazioni di Granieri:
Il Web 2.0 non esiste, esiste l’utente 2.0 che ha cambiato il modo di vedere ed usare internet!
Web 2.0 non significa che Internet è cambiato significa che noi abbiamo imparato ad usarlo










Aprile 23, 2007 alle 10:04 am |
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Aprile 23, 2007 alle 7:07 pm |
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Gennaio 27, 2008 alle 10:49 am |
[...] L’etica della pertinenza (e la pertinenza di Michel Foucault) Pubblicato Maggio 3, 2007 controllo sociale , corpo , etica , individui/società , niklas luhmann , semantica , web 2.0 Ancora qualche riflessione, fra l’altro preannunciata (e promessa a Chiara), sulle conversazioni dal basso. Il tema è la pertinenza come nuovo criterio selettivo per la fruizione di contenuti mediali, in sostituzione del criterio di qualità definito dai mezzi di comunicazione tradizionali (ne ha parlato Giuseppe Granieri nella conversazione con Giovanni Boccia Artieri). [...]